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Il Comune è uscito vincitore dall’ennesimo contenzioso per il pagamento di lavori
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Evitato per un pelo il dissesto finanziarioá |

L’impresa aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 2 milioni e 500mila euro. Ma mercoledì il giudice Impresa lo ha annullato, accogliendo le tesi del difensore dell’ente, avv. Giuseppe Di Maio. Tra delibere, sentenze e ricorsi, la controversia è durata oltre venticinque anni
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Forio - Sono molteplici i contenziosi tra il Comune di Forio e le imprese che hanno eseguito lavori sul territorio, che a intervalli regolari tolgono il sonno agli amministratori, mettendo a rischio le finanze dell’ente. Lo spettro del dissesto incombe ogni volta sulle casse comunali e già in numerose occasioni ci si è salvati in “zona Cesarini”. Vicende lunghe e travagliate (che fanno riferimento a lavori eseguiti negli anni ’90 dello scorso secolo, se non prima), costellate di ingiunzioni, sentenze, ricorsi, lodi, approvazione di debiti fuori bilancio... E l’ultimo caso in ordine di tempo non fa eccezione. Mercoledì mattina presso la sezione distaccata di Ischia del tribunale di Napoli, dinanzi al giudice dott. Impresa si è chiuso un contenzioso che vedeva in ballo una cifra tale, da mettere a rischio dissesto l’enteá Invece il giudice ha accolto le motivazioni del difensore del Comune di Forio avv. Giuseppe Di Maio, annullando un decreto ingiuntivo per 2 milioni e 500mila euro. E’ questa una vicenda particolarmente lunga e complessa, visto che prende le mosse negli ‘70-’80 e che vede contrapposti la ditta Iacono e il Comune. L’impresa chiedeva il riconoscimento di una somma in pagamento di lavori eseguiti per conto dell’ente. Nella seconda metà degli anni ’80 la competente commissione esaminò la “pratica” e, in base alle fatture presentate, quantificò la somma da pagare in 11 miliardi di vecchie lire. Un debito fuori bilancio di cui l’amministrazione prese atto con la delibera di giunta n. 128/86. La ditta però intraprese ulteriori azioni giudiziarie, sostenendo di dover ricevere il pagamento di altre somme, fino a chiedere ben 38 miliardi di lire. Una decina di anni dopo, il contenzioso sembrava essersi chiuso favorevolmente per il Comune di Forio con la pronuncia definitiva della Corte di Appello (sentenza n. 1.610/97), che nell’esaminare complessivamente la richiesta, riduceva da 38 a 3 miliardi la cifra che l’ente doveva versare all’impresa. Sentenza passata in giudicato il 13 ottobre 1997. In particolare la Corte di Appello, esaminando la delibera del 1986, l’aveva giudicata «non idonea come unico atto». Documenti e fatture allegati, infatti, non erano sufficienti. Mancavano le delibere di assegnazione dei lavori, indicanti il tipo di interventi commissionati, e altri atti che potessero suffragare il debito contratto dal Comune. Tutto a posto, dunque? Così sembrava, risultando tra l’altro che il Comune avrebbe già versato tale somma. Invece nel 2008 (e siamo arrivati ai giorni nostriá) la ditta riproponeva ricorso per ottenere un decreto ingiuntivo, chiedendo che il giudice condannasse il Comune di Forio al pagamento della somma di circa 2 milioni e 500mila euro; sempre in virtù della famosa delibera del 1986, già “bocciata” dalla Corte di Appello. Il giudice D’Ambrosio accoglieva la richiesta di decreto ingiuntivo per 2 milioni e 500mila euro oltre rivalutazione e interessi, ma il Comune proponeva opposizione, affidandosi all’avv. Giuseppe Di Maio. Intanto, il legale della controparte chiedeva al giudice di chiamare a testimoniare gli amministratori che si erano succeduti negli anni passati alla guida del comune. Ma il giudice, in accoglimento dell’istanza dell’avv. Di Maio, rigettava tale richiesta. Quest’ultimo capitolo del contenzioso ha comportato una gran mole di lavoro per il legale dell’ente, che ha dovuto acquisire tutta la documentazione sul pregresso: i rapporti fra ditta e Comune, atti, documenti e sentenze. Alla fine però ha potuto dimostrare al giudice che la richiesta avanzata era infondata, visto che sulla stessa vi era stata già pronuncia della Corte di Appello che aveva riconosciuto la somma di 3 miliardi, risultante già pagata. E così mercoledì scorso il giudice Impresa con un’ampia motivazione ha accolto la tesi dell’avv. Di Maio, rigettando la richiesta avanzata dal legale della ditta. Ha quindi annullato il decreto ingiuntivo e condannato la controparte al pagamento delle spese. Molta soddisfazione ha espresso l’avv. Di Maio per la felice conclusione della vicenda: «E’ una sentenza che fa giustizia e pone fine ad una lunga diatriba tra il Comune, che ha già pagato, e la ditta Iacono. Almeno per questo contenzioso. E’ anche giusto ricordare come nel caso specifico, effettivamente il Comune abbia corso un brutto rischio, superato grazie all’accoglimento della nostra tesi da parte del giudice». Come dire che il dissesto era alle porte. Anche questa volta è andata beneá
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